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Cominciò con una menzogna: come i funzionari tedeschi portarono il loro paese ad un'altra guerra di aggressione


Il governo di coalizione Partito Socialdemocratico Tedesco(SPD)-Partito dei Verdi ha impiegato falsificazioni e manipolato i fatti per superare l'opposizione popolare alla partecipazione delle forze armate tedesche alla guerra della NATO contro la Jugoslavia. Un rapporto della TV tedesca dei giornalisti Jo Angerer e Mathias Werth intitolato "Cominciò con una menzogna" ne fornisce la dimostrazione. Il rapporto, che per la prima volta è stato trasmesso dal canale pubblico nazionale ARD l'8 febbraio, ha dato l'avvio ad una discussione su grande scala in Germania...

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Cominciò con una menzogna: come i funzionari tedeschi portarono il loro paese ad un'altra guerra di aggressione

De-Construct.net, traduzione di Freebooter

12 aprile 2009

I criminali di guerra tedeschi: Gerhard Schröder, Rudolf Scharping e Joschka Fischer

"It Began With a Lie": German TV report refutes government propaganda in Balkan War, di Dietmar Henning    

FILM

It Began With a Lie


Il governo di coalizione Partito Socialdemocratico Tedesco(SPD)-Partito dei Verdi ha impiegato falsificazioni e manipolato i fatti per superare l'opposizione popolare alla partecipazione delle forze armate tedesche alla guerra della NATO contro la Jugoslavia. Un rapporto della TV tedesca dei giornalisti Jo Angerer e Mathias Werth intitolato "Cominciò con una menzogna" ne fornisce la dimostrazione.

Il rapporto, che per la prima volta è stato trasmesso dal canale pubblico nazionale ARD l'8 febbraio, ha dato l'avvio ad una discussione su grande scala in Germania. Il 16 febbraio è stato l'argomento di un dibattito parlamentare al Bundestag [il parlamento federale tedesco]. Nello stesso giorno, il quotidiano Frankfurter Rundschau ha pubblicato il testo del rapporto in una versione leggermente ridotta ed il 19 febbraio il rapporto è stato ritrasmesso alla WDR (una delle stazioni affiliate al canale ARD, che si può vedere via cavo in tutta la nazione), seguito da un dibattito in diretta che aveva come protagonisti politici, giornalisti, generali ed uno degli autori del documentario, Mathias Werth.

Nel rapporto TV, gli autori giustappongono passo per passo i risultati delle loro meticolose ricerche alle dichiarazioni rese all'epoca dal Cancelliere Federale Gerhard Schröder, dal Ministro della Difesa Rudolf Scharping (entrambe SPD) e dal Ministro degli Esteri Joschka Fischer (Verdi).

Quando 39 morti furono chiamati "catastrofe umanitaria"

"La NATO sostiene di avere sganciato le bombe per salvare le vite degli albanesi kosovari—dai serbi", dichiara il rapporto. Questo è stato l'argomento principale utilizzato dal governo per giustificare il primo spiegamento di truppe da combattimento tedesche dalla 2^ Guerra Mondiale, più di 50 anni dopo che le armate di Hitler devastarono i Balcani.

Il 27 marzo 1999 Rudolf Scharping dichiarò: "Non avremmo mai intrapreso l'azione militare se in Kosovo non vi fosse stata questa catastrofe umanitaria, con 250.000 profughi all'interno del Kosovo e molto più di 400.000 profughi in totale e con un numero di persone uccise che non siamo ancora in grado di calcolare".

Il rapporto contrasta questa dichiarazione con le conclusioni all'epoca dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). I "risultati per marzo 1999" dell'OSCE riferivano di "39 morti in tutto il Kosovo—prima che arrivassero i bombardieri della NATO".

Heinz Loquai, ex generale assegnato all'OSCE che ha già pubblicato un libro che confuta alcune delle menzogne del Ministro della Difesa tedesco, particolarmente l'immaginaria "Operazione Ferro di cavallo" (che sarà trattata più tardi in questo articolo), dichiara: "il tipo di catastrofe umanitaria che, come categoria del diritto internazionale, avrebbe giustificato l'entrata in guerra in Kosovo non esisteva prima della guerra". E Norma Brown, diplomatica USA in Kosovo, afferma: "Non vi era nessuna crisi umanitaria fino all'inizio dei bombardamenti a tappeto della NATO".

La conclusione degli autori: "Un verdetto inequivocabile! Sulla questione delle violenze in Kosovo—in nessuno dei rapporti dell'OSCE non c'è neppure la più tenue indicazione di una incombente catastrofe umanitaria. Ciò che fu osservato dagli esperti internazionali erano situazioni dove i ribelli del cosiddetto Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) combattevano contro truppe regolari jugoslave. Una guerra civile, afferma l'OSCE. Gli abitanti fuggivano da queste battaglie. Più tardi solitamente ritornavano alle loro case, la maggior parte delle quali erano state completamente distrutte".

Questo viene convalidato da una citazione dai rapporti segreti del Ministero della Difesa tedesco: "Non vi è stato nessun importante conflitto armato tra le forze serbo-jugoslave ed il KLA negli ultimi giorni.... Nel periodo recente le forze di sicurezza serbe hanno limitato le loro attività alle operazioni di routine come controlli di sicurezza, pattugliamenti, ricerca di nascondigli di armi e sorveglianza di strade di collegamento importanti".

Per convincere la popolazione della Germania che vi fosse realmente una catastrofe umanitaria e che i serbi stessero veramente commettendo atrocità su vasta scala contro i kosovari, il governo tedesco utilizzò ogni concepibile tattica di propaganda. Ma i giornalisti TV hanno tirato via il tappeto dalle più crude invenzioni di Scharping.

Il "campo di concentramento" che non è mai esistito

In primo luogo hanno indagato sulla pretesa che due anni prima i serbi avessero installato un campo di concentramento stile nazista per kosovari albanesi nel campo di calcio di Pristina, la capitale del Kosovo. Nell'aprile 1999 Rudolf Scharping aveva fatto ripetutamente questa asserzione in pubblico.

Anche più tardi, nei suoi diari di guerra sulla missione NATO in Kosovo, Scharping ha continuato a sostenere che diverse migliaia di persone erano tenute prigioniere in questo presunto campo di concentramento. Il rapporto TV osserva: "E Joschka Fischer, Ministro degli Esteri tedesco, paragonava ripetutamente i serbi ai nazisti, chiedendo l'intervento militare con le parole: 'Non vi dovrà mai essere un'altra Auschwitz'! Fino a proprio oggi, Joschka Fischer e Rudolf Scharping aderiscono a questa versione degli eventi".

Interrogato dai giornalisti sulla fonte delle sue informazioni, Scharping qualifica leggermente le sue dichiarazioni, ma insiste ancora che vi era un campo di concentramento nello stadio di Pristina. "Abbiamo avuto chiara dimostrazione dai testimoni". Scharping ed il suo Ministero della Difesa non erano disposti a rivelare chi fossero questi testimoni—sia nell'intervista presentata nel rapporto TV che altrove. Il Ministero della Difesa rifiuta di pubblicare alcuno dei rapporti segreti che sostiene fossero le basi delle proprie decisioni. Scharping, Schröder e Fischer si sono tutti nascosti dalla vista del pubblico su questo argomento.

Soltanto 47 membri del parlamento hanno preso parte al dibattito al Bundestag sul rapporto TV, compresi 20 del PDS all'opposizione (i "socialisti democratici" successori dell'ex partito di stato stalinista della Germania Est, Unità Socialista—SED) e non era presente un solo ministro del governo. Ai portavoce dei ministeri della Difesa e degli Esteri è stato proibito di prendere parte al dibattito TV in diretta.

I giornalisti della TV hanno chiesto a dei testimoni di Pristina dell'accusa che lì vi fosse un campo di concentramento. Shaban Kelmendi, un testimone oculare e politico kosovaro (non serbo) la cui casa è situata vicino allo stadio, di fronte alla telecamera ha dichiarato: "Non vi era un singolo prigioniero o ostaggio detenuto lì a quell'epoca. Lo stadio è stato sempre usato soltanto come campo di atterraggio per elicotteri".

La battaglia contro i terroristi del KLA qualificata "esecuzione di massa"

In seguito, il rapporto TV ha trattato di Rugovo, un piccolo villaggio agricolo nel sud del Kosovo. Secondo quanto si dice il 29 gennaio 1999 la polizia speciale serba ha eseguito lì un massacro di civili innocenti—il genere di massacro che, secondo le scandalizzate dichiarazioni di Scharping all'epoca, furono "più tardi commessi non soltanto dalla polizia speciale, ma anche da bande di detenuti rilasciati ed altri".

Due mesi dopo il presunto massacro, ad una conferenza stampa Scharping presentò delle fotografie che mostravano un van rosso che era stato riempito di proiettili, come anche numerosi cadaveri, presumibilmente di civili kosovari albanesi, che giacevano consecutivamente come dopo un'esecuzione di massa. "E' per questo che siamo in guerra", strillavano i titoli dei giornali il giorno seguente, il 28 aprile 1999, sopra le fotografie di Scharping cospicuamente esposte in prima pagina.

Quindi il rapporto TV cita da un rapporto segreto del Ministero della Difesa: "Confidenziale—soltanto per uso ufficiale. Il 29 gennaio 1999 durante una battaglia ventiquattro kosovari albanesi ed un poliziotto serbo sono stati uccisi a Rugovo ".

Le riprese televisive di una squadra occidentale immediatamente dopo i fatti di Rugovo mostrano che gli uomini uccisi lì erano con ogni probabilità soldati del KLA. Su di loro furono trovate carte di identificazione del KLA; la maggior parte di loro portava uniformi e stivali da combattimento; sul terreno giacevano dei fucili mitragliatori.

Oggi Scharping afferma che all'epoca fondò le proprie dichiarazioni su informazioni fornite da "osservatori dell'OSCE che furono i primi sulla scena". Ma i giornalisti TV hanno intervistato proprio il primo osservatore dell'OSCE ad arrivare sulla scena, l'ufficiale della polizia tedesca Henning Hensch, che ha dichiarato che il giorno che vide le pretese di Scharping dapprima trasmesse sulla Deutsche Welle (il servizio di trasmissioni mondiale tedesco) informò il ministro della difesa che "la versione presentata in quella trasmissione non corrispondeva a ciò che era accaduto". In realtà ciò che accadde è stata una battaglia.

Hensch continua nell'affermare che "a parte quello, i cadaveri che il ministro della difesa ha presentato erano stati disposti lì in quel modo dalle forze di sicurezza serbe, da me stesso e da due colleghi russi, perché li avevamo raccolti dai diversi posti o scene dei crimini".

Queste atrocità inventate non erano ancora sufficienti a soffocare le proteste contro il bombardamento della Jugoslavia, particolarmente quando apparsero sugli schermi TV di tutto il mondo le immagini di ciò che la NATO descriveva come "danni collaterali". Jamie Shea, il portavoce della NATO durante la guerra, ha riconosciuto questo fatto. Come raccontò ai giornalisti TV: "Dopo l'attacco al convoglio di profughi vicino a Djakovica, il primo 'incidente' della guerra, l'appoggio del pubblico precipitò in molti paesi, inclusa la Germania, dal 20 al 25%. Abbiamo dovuto lavorare duramente per sei settimane per riguadagnare l'approvazione dell'opinione pubblica".

L'evacuazione ordinata dal KLA diventa l'"Operazione Ferro di cavallo di Milosevic"

L'errore di Milosevic, ha aggiunto Shea, è stato di spingere i profughi dal Kosovo in Albania e Macedonia. "Vi erano squadre di telecamere TV che filmavano tutta la sofferenza alle frontiere. E' per questo che l'opinione pubblica si è rivoltata ad appoggiare di nuovo la NATO".

In Germania, queste manipolazioni e distorsioni sono state attuate in misura ancora maggiore. La versione che lì circolava era che i serbi avevano pianificato da lungo tempo sistematicamente l'espulsione forzata di queste persone e la 'pulizia etnica' del Kosovo. Ora alle uccisioni ed espulsioni in Kosovo venne dato un nome: "Operazione Ferro di cavallo".

Rudolf Scharping rivelò questo presunto piano il 7 aprile 1999, dichiarando: "In fasi chiaramente distinguibili, dall'ottobre [1998] ai negoziati di Rambouillet, l'esercito jugoslavo e la polizia dello stato jugoslavo non solo cominciarono a prepararsi per l'espulsione della popolazione, ma avevano già iniziato questa espulsione di massa. Ciò dimostra molto chiaramente la maniera sistematica, brutale e sanguinaria nella quale questo piano fu istigato nell'ottobre del 1998 ed attuato dal gennaio del 1999".

Secondo questa versione, le truppe serbe avevano circondato i civili albanesi "come un ferro di cavallo" per scacciarli dal Kosovo. Per fornire prova della maniera pianificata nella quale stavano procedendo i serbi, il Ministero della Difesa pubblicò una fotografia in un opuscolo stampato appositamente per questo scopo. Scharping affermò che il villaggio mostrato nella fotografia era già stato attaccato ed incendiato dai serbi prima dei bombardamenti della NATO e che la popolazione civile era stata scacciata dalla regione "come parte del piano".

Jo Angerer e Mathias Werth commentano: "Ma l'iscrizione dei dati sulla fotografia solleva dei dubbi. Elenca la data alla quale è stata presa la fotografia come aprile 1999—dopo che erano iniziati i bombardamenti della NATO. Quello da solo dimostra che ciò che accadde a Randubrava, il villaggio della fotografia, non fornisce nessuna prova dell'Operazione Ferro di cavallo".

Dei testimoni oculari di Randubrava descrivono ciò che accadde in realtà al villaggio. Shaip Rexhepi riferisce: "Gli abitanti lasciarono il villaggio il 25 marzo, dopo i bombardamenti della NATO. Attorno alle 8 della sera ci venne dato dal KLA l'ordine di evacuare la popolazione. Non vi era nessun abitante del villaggio rimasto qui il 26 marzo. Li avevamo portati tutti al villaggio di Mamush. Fu soltanto allora che i serbi iniziarono a sparare granate contro di noi. Eravamo soldati del KLA. Ci difendemmo, ma era proprio impossibile. Eravamo impotenti contro i carri armati ed i cannoni. Ma resistemmo finché potemmo. Vi erano lì 85 soldati del KLA dal mio villaggio, ma ve ne erano anche altri da fuori. In tutto, comprendevamo 120 soldati della Compagnia D della 129^ Brigata del KLA".

L'ignoranza di Scharping tradisce un altro prodotto dell'immaginazione

Un'altra presunta prova dell'"Operazione Ferro di cavallo" erano i "crimini commessi dai serbi" in un villaggio chiamato Sanhovici. Ma, come dimostra chiaramente il rapporto: "Anche questa fotografia è stata presa ad una data successiva: aprile 1999, pure dopo che la guerra era iniziata".

I giornalisti TV hanno visitato il villaggio mostrato nell'opuscolo del Ministero della Difesa—"che, comunque, è chiamato Petershtica, non Sanhovici". Secondo l'opuscolo del Ministero della Difesa, i serbi lì distrussero le case in una maniera particolarmente perfida: "Prima [i serbi] posano nel sottotetto una candela che brucia, quindi aprono il rubinetto del gas in cantina".

Nessuno ricorda che questo sia avvenuto a Petershtica. Fatmir Zymeri, un testimone oculare, dichiara che la distruzione mostrata nella fotografia aveva già avuto luogo nel giugno del 1998, mezzo anno prima che l'"Operazione Ferro di cavallo" fosse attuata.

Che dire delle candele nei soffitti e dei rubinetti del gas nelle cantine citati da Scharping? Fatmir Zymeri dichiara: "No, questo non è come hanno preso fuoco le case nel nostro villaggio. Ciò avvenne in molti modi, ma non così. Le case vennero date a fuoco in un modo differente. Le case presero fuoco quando furono colpite da granate, si. Ciò accadde quando le granate esplodevano nel fieno, sulle staccionate e cose così. Ma mai attraverso un metodo come questa cosa con le candele".

Che questa storia delle candele che accendono il gas sia non soltanto una menzogna, ma una ridicola invenzione, è ampiamente dimostrato nell'intervista che i giornalisti TV hanno tenuto con Scharping. Vale la pena di citare per esteso questa intervista:

Reporter: Su quell'ultimo villaggio—sotto la fotografia vi è una didascalia che dice che i serbi entravano nei villaggi, aprivano i rubinetti del gas nelle cantine e mettevano candele accese nei soffitti. Vi sono dubbi che questo metodo possa affatto funzionare.

Scharping: Che dubbi sono questi?

Reporter: Se si apre il rubinetto del gas nelle cantine e si mette una candela accesa in cima, non funziona proprio!

Scharping: Oh?

Reporter: No, tecnicamente non funziona affatto—neppure chimicamente, né fisicamente né in nessun altro modo. Così deve essere un'informazione scorretta trasmessa da testimoni o un'informazione che non è stata controllata.

Scharping: Allora suggerisco che eseguiate ancora la prova. Ma questa volta non con un rubinetto del gas in una cantina, ma con un cilindro di gas.

Reporter: Stessa cosa—non funziona neppure questo.

Scharping: Oh…?

Reporter: Si, capite, il gas è più pesante dell'aria.

In una nuova edizione dell'opuscolo originariamente stampato in maggio del 1999, la didascalia della foto e l'iscrizione dei dati sotto la fotografia di Petershtica erano stati rimossi.

Heinz Loquai, l'ex generale dell'OSCE, ha confermato le ricerche dei giornalisti TV. Loquai, ha ricordato una discussione avuta nel novembre del 1998 al Ministero della Difesa: "Ma non vi è stata nessuna 'Operazione Ferro di cavallo'—almeno questo è ciò che hanno affermato gli esperti del Ministero della Difesa".

Le vere ragioni dell'aggressione e della parziale occupazione della Serbia

Il rapporto TV non spiega perché le bombe caddero su Belgrado, anche se i due giornalisti sostengono di fornire tale spiegazione all'inizio della loro pellicola. In realtà, la guerra è stata per interessi geopolitici, per potere politico globale, petrolio ed oro.

Willy Wimmer, un portavoce di politica della difesa della conservatrice Unione Democratica Cristiana (CDU) lo ha confermato durante il dibattito in diretta seguito alla ritrasmissione del rapporto alla WDR, quando ha menzionato una conferenza di politica della difesa alla quale aveva assistito a Bratislava, la capitale della Slovacchia, assieme a rappresentanti di alto livello dell'Europa Occidentale, degli USA e di paesi dell'Europa Orientale "dal Mar Baltico alla Macedonia". Secondo Wimmer, un portavoce della difesa americana ha dichiarato: "Abbiamo intrapreso quella guerra perché dobbiamo disfare l'errore strategico che ha fatto Eisenhower nel 1943-44".

Nondimeno, la forza del rapporto è che esso dimostra inequivocabilmente come il governo tedesco, che include il Partito dei Verdi che una volta era la parte frontale del movimento pacifista in Germania, ha fatto accettare il primo spiegamento da combattimento di truppe tedesche dalla fine del regime nazista. Per raggiungere questo scopo il governo ha impiegato anche un apparato di propaganda come non si era visto dal 1945.

"Schröder, Scharping e Fischer hanno fatto veramente un buon lavoro"!

Il portavoce della NATO Jamie Shea, che è ripetutamente messo in evidenza nel rapporto, è stato ed è pienamente consapevole del ruolo della propaganda nello stimolare l'appoggio alla guerra. "I leader politici hanno giocato il ruolo decisivo riguardo all'opinione pubblica" ha dichiarato Shea con un ghigno compiaciuto.

Shea ha continuato: "Loro sono i rappresentanti democraticamente eletti. Sapevano quali notizie erano importanti per l'opinione pubblica del loro paese. Rudolf Scharping ha fatto veramente un buon lavoro. Non è facile, particolarmente in Germania, la cui popolazione per 50 anni aveva conosciuto soltanto la difesa militare, cioè la protezione del proprio paese, inviare dei soldati tedeschi lontano centinaia di miglia. Psicologicamente, questa nuova definizione di politica della sicurezza non è facile. Non solo il Ministro Scharping, ma anche il Cancelliere Schröder ed il Ministro Fischer hanno fornito uno straordinario esempio di leader politici che non soltanto corrono dietro all'opinione pubblica, ma sanno come plasmarla.

"Mi rende ottimista vedere che i tedeschi lo hanno compreso. E nonostante gli effetti secondari molto spiacevoli, i danni collaterali e la lunga durata delle incursioni aeree, hanno mantenuto la rotta. Se avessimo perduto il sostegno del pubblico in Germania, lo avremmo perduto dovunque nell'alleanza".

De-Construct.net

Articolo originale:
http://de-construct.net/e-zine/?p=5420









:: Article nr. s9649 sent on 13-apr-2009 04:03 ECT

www.uruknet.info?p=s9649

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